Storia della moda

Cos’è la moda? Un piccolo viaggio tra la storia e le sue sfumature.

Oggi diamo per scontato di conoscerla, ma vale la pena ricordare le sue origini, le sfaccettature e le esigenze che hanno portato la sua nascita ed evoluzione. La moda non è solo qualcosa di materiale, come un paio di zeppe particolari che andranno di moda la prossima stagione, piuttosto che un bel vestito scollato visto sulle passerelle parigine in TV. Pensiamo che siano gli oggetti a costruire la moda. Tuttavia, possiamo parlare di moda anche riferendosi a qualcosa di astratto, poiché include tutta una serie di comportamenti e idee (ad esempio fumare non è più di moda come lo era ai tempi di Marlene Dietrich), oltre ad articolarsi attraverso concetti astratti (dal look allo style, dal grunge al vintage) che solo di riflesso interessano la materia. La moda, in particolare la storia, coinvolge sia concetti astratti che oggetti materiali.

Forse non ci pensiamo, ma l’abbigliamento, come il cibo, ha avuto origini da una necessità ed è un bisogno primario dell’uomo. Ma non è solamente questo. C’è un universo dietro a ciò che è nato come una semplice necessità. Attraverso la moda possiamo leggere e studiare i cambiamenti sociali ed evolutivi dell’uomo. Legati sia alla storia che ai comportamenti sociali e psicologici che hanno caratterizzato interi popoli. Pensiamo come, consciamente o inconsciamente, l’abito che si sceglie di indossare racchiuda in se il bisogno di comunicare la propria identità, di affermare la propria individualità o l’appartenenza ad un gruppo.

Decidiamo, il modello e il colore in base al nostro stato d’animo, esprimendo emozioni, ma anche idee e ideali. Consideriamo come il modo di vestire differenziasse gli strati sociali all’interno di una comunità, come testimonia l’arte. Ricordiamo come le pitture egizie rappresentassero gli schiavi a dorso nudo con una semplice veste a coprire i genitali e allo stesso tempo come ai sovrani fossero dedicate vesti pregiate, trasparenti e adornate con decorazioni preziose. L’ abbigliamento è stato usato, ed è ancora uno strumento per discriminare e targettizzate un popolo.

Pensiamo agli ebrei, alle donne che anche oggi non possono indossare alcuni indumenti perché giudicate o condannate a morte. Agli stereotipi, ma anche come testimonia la storia, la moda sia stata uno strumento per dar voce al cambiamento sociale. L’abbigliamento è un segno distintivo e immediato, di un ruolo, di un’appartenenza sociale, ideologia, artistica, ma anche musicale. È di fatto un linguaggio universale.  La nascita della moda viene datata intorno al 200 e 300, non perché prima non esistesse, ma per una serie di motivazioni. La prima riguarda il piano estetico. Proprio in questo periodo si afferma un nuovo modo di vestire che evidenzia il corpo e le differenze tra uomo e donna. La seconda riguarda l’organizzazione sociale e politica delle città. Con l’istituzione dei Comuni nascono le arti e le botteghe che immettono sul mercato una grande quantità di beni, che le persone iniziano a desiderare, per emulare e rappresentare il loro stato sociale. Nascono botteghe incentrate esclusivamente sulla produzione di specifici capi di abbigliamento. La terza ragione, ma non per questo meno importate, è la consapevolezza della nascita di questo nuovo fenomeno. Non tanto legata alla produzione delle botteghe di vestiti, quanto la coscienza del valore della moda. Tra il 500 e il 600, la terminologia moda è ormai chiara. Iniziamo a trovare l’uso esplicito del termine moda che è entrato nel linguaggio comune.

Nel 700 e 800 nasce un aspetto che caratterizzerà la moda fino a i giorni nostri. Stiamo parlando della cosiddetta firma, elemento rilevante e integrante della moda. Saranno attribuite a questo periodo storico le prime testimonianze di protagonismo legato ad un nome. Maria Antonietta e Rosa Bertin sono una delle prime coppie legate al nome delle firme. Nasce così l’alta moda (è in questo momento che il profumo viene associato ad una firma), frutto di figure che firmano i propri capi, abili sarti ideatori di nuovi modelli ispirati dalla fantasia e dalla capacità innovativa. Alla fine dell’800 questo processo creativo porterà alla nascita ufficiale, in data 1951 della moda propria italiana, chiamata Made in Italy. Furono fondate numerose scuole di arti e mestieri per apprendere i lavori artigianali locali. L’Italia iniziò a farsi notare, nonostante Parigi fosse ancora centro principale dell’alta moda, per le proprie creazioni innovative, ricordiamo Emilio Pucci. Nel 1932 il regime fascista sostenne il Made in Italy, valorizzando l’artigianato locale e respingendo tutto ciò che proveniva da fuori della nazione. Le donne erano “invitate” a comprare prodotti locali e usare essenze italiane, incoraggiate dallo slogan “prendete a calci il vostro nemico con scarpe italiane”. L’arte e la moda resteranno per ben poco chiuse dentro i confini dettati dal regime. Le numerose regole e limitazioni postali costrinsero molteplici personaggi dell’epoca a lasciare l’Italia, come Schiapparelli o Ferragamo.

Conoscere la moda e la sua evoluzione, vuol dire conoscere la storia, i cambiamenti sociali e psicologici dell’uomo. Essa è trasversale a vari campi artistici e umani. È un viaggio continuo tra vite e persone che hanno fatto la storia e dettato il cambiamento.